Raffaele Viviani

 

Commediografo, attore e ….cantante!

Castellammare di Stabia 10 gennaio 1888 – Napoli 22 marzo 1950

 

Raffaele Viviani fu commediografo, attore, musicista, poeta. Potremmo fermarci qui per descrivere il più grande (a parere di chi scrive) di coloro che hanno rappresentato nei secoli la musa teatrale partenopea. La sua arte interpretativa e la sua presenza scenica fu e rimarrà unica per gli aspetti sociali che egli non disdegnava di inserire in tutto ciò che rappresentava. Denunciò infatti, attraverso il suo teatro, la vera realtà della sua città d’adozione: Napoli ( era nato per caso a Castellamare di Stabia ove il padre aveva il compito di vestiarista in una compagnia teatrale). Il suo “Teatro” rappresentò la miseria, la vita quotidiana delle classi più povere ed emarginate della metropoli partenopea e del suo hinterland, mai però la rassegnazione. Questo modo di trattare le problematiche sociali attraverso le sue opere gli portò enormi problemi con il regime fascista.

Pochi conoscono, invece la usa produzione canora: fu infatti anche cantante e ottimo interprete delle sue stesse opere. La sua produzione canzonettistica è tanto vasta quanto semisconosciuta ai più. Il suo debutto avvenne guarda caso, proprio in questa veste: era il 1892, aveva quattro anni. In quell’occasione sostituì il cantante Carlo Trengi, esibendosi nel duetto Il cantante e la ballerina di Barbieri-Galgani in un teatrino di infimo ordine chiamato “Masaniello”, nella zona popolare di Porta Capuana a Napoli. Più tardi iniziò ad esibirsi in caratteristici duetti con la sorella Luisella (1885-1968).

Il suo primo grande successo fu ‘O scugnizzo scritta dal grande Giovanni Capurro (1859-1920) e musicata fa Francesco Buongiovanni (1872-1940), valente compositore mai abbastanza rivalutato.

Viviani si specializzò, poi, nel repertorio macchiettistico, in parodie e, come si usava all’epoca, in risposte alle canzoni più famose del momento. Un esempio: Cara mammà famosa canzone di Segrè-E.A.Mario scritta nel 1904 che egli ribattezzò Caro Totò.

Le sue canzoni il più delle volte erano estrapolate dalle sue opere teatrali e, come detto, la figura di incommensurabile attore schiacciò quasi quella di genuino interprete canoro.

Le incisioni da noi reperite da vecchi dischi a 78 giri ci propongono una voce quasi piana, stridente, a volte cupa; intrisa però di un pathos interpretativo unico nel suo genere. Le sue note, semplici e senza orpelli, possono essere definite di stile “Gambardelliano”, visto che come lui anche Salvatore Gambardella (1871-1913) era musicista autodidatta e cosiddetto analfabeta del pentagramma. La musica di Viviani “sposa” il verso insinuandosi delle strofe e diventando essa stessa parola, regalandoci emozioni che abbiamo riscontrato nell’ascolto dello stesso Gambardella e del grande Edoardo Di Capua. Le quasi totalità delle incisioni si 78 giri delle canzoni di Viviani furono prodotte dalla casa editrice “ Phonotype Record”.

Come già successo per il suo teatro, anche le sue performance canore crearono un certo disagio presso i ceti più borghesi della città, a tal punto che la censura del regime vietò addirittura la loro rappresentazione in pubblico. Gli venne anche rifiutato il titolo di Grande Ufficiale della Corona d’Italia proposto, nel 1931, al governo dal senatore Nicola Romeo.

La sua riabilitazione artistica, se vogliamo chiamarla così, è cosa recente. Infatti una selezione delle sue opere venne pubblicata solo nel 1957 dalla Ilte. Negli anni a seguire, e solo dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1955, vennero elogi e riconoscimenti forse un po’ tardivi. Ad oltre cinquant’anni dalla sua scomparsa, si discute molto della sua opera, forse anche troppo rappresentata, e spesso in rifacimenti non proprio ortodossi dove il folk più superficiale sostituisce il vero pensiero e la vera “Filosofia vivianesca”.