Enzo Romagnoli

 

Il “Cantante di Giacca”

Napoli 28 gennaio 1914 – Napoli 06 maggio 1974

 

Debuttò al teatro Trianon di Napoli nel 1929 interpretando “Dicitencello vuye!”, il capolavoro di Enzo Fusco e Rodolfo Falvo, esibendosi al fianco di grandissimi nomi quali Elvira Donnarumma, Salvatore Papaccio, Vittorio Parisi, Nicola Maldacea e altri.

La sua prima Piedigrotta (1934) promossa dagli “Autori Associati”, a soli venti anni al Cine-Teatro Santa Lucia con la canzone “’A ricetta ‘e Napule” di Ciro Parente e Pasquale Frustaci; suo nome d’arte, inizialmente fu “Romagnolo”. I capolavori dei quali si rese eccellente protagonista furono: “Sienteme figlio..” e “ E me si frate tu!..! poi diventati delle sceneggiate di successo. Interprete elegantissimo, dai capelli lunghi e ondulati e dalla voce duttile e pastosa.

Fine cesellatore nelle interpretazioni melodiche, si trasformava assumendo un piglio alquanto battagliero ma mai sguaiato nella canzone drammatica. La sua specialità: “La canzone di giacca” ove oltre che cantare, recitava in storie improbabili intrise di vendette, duelli e amori contrastati. Per capire meglio questo genere di interpretazione ove il Romagnoli furoreggiava tracceremo un breve profilo della stessa.

La “Canzone di giacca” nacque verso la fine del ‘800 è fu così denominata perché trattava argomenti di cronaca guappesca e di cronaca nera in genere. Primo insuperabile interprete fu il mitico Gennaro Pasquariello, l’esecutore del brano indossava sempre una giacca con l’aggiunta di un fazzoletto annodato alla gola, per apparire agli occhi del popolino quasi sempre di umili condizioni e generalmente semi-analfabeta. Il tutto si concludeva sempre o quasi sempre con un azione violenta e finale delittuoso. La parte musicale veniva adattata dai musicisti alle azioni descritte dal poeta, ora con impetuoso slancio per quindi passare a sottolineare passionali e romantiche.

Il padre di questo genere di canzoni fu il grande Libero Bovio che riusciva nelle tre parti in cui era articolata la canzone a concentrare una storia completa quasi fosse un classico dramma teatrale. In seguito altri autori si dedicheranno a questo filone, vogliamo citare E.A.Mario e Francesco Fiore, fino agli anni ’70 con il boom della sceneggiata, figlia diretta della canzone di giacca, interpretata da compagnie guidate da veri maestri del genere, si ricordano i nomi di Mario Merola, Pino Mauro, Mario Da Vinci fra quelli che ebbero maggiori successo.

Enzo Romagnoli nasce, come si è potuto intuire, in un quartiere popolare, viveva con genitori e fratelli nella zona di Sant’Anna alle Paludi, il suo futuro doveva essere quello di ebanista perché già due fratelli gestivano una avviata falegnameria in via Pica alla ferrovia. Per oltre trenta anni si esibì in quasi tutti i teatri italiani di un certo prestigio affrontando un repertorio ora drammatico, ora melodico fino ad arrivare alla macchietta.

Accadde che il fratello maggiore, esibendosi al violino in feste patronali e nei vari concertini tenuti nei borghi più popolari della città, usava come sala prove la casa paterna, quindi il piccolo Enzo era sempre circondato da strumentisti amici del fratello, questo fece si che il piccolo si innamorò della musica decidendo da quel momento di dedicarsi all’arte del canto.

La sua prima uscita come avvenne in una festa di battesimo di una loro vicina di casa, fu tale il successo del piccolo Vincenzino che la puerpera in uno slancio di soddisfazione per quanto aveva ascoltato, paradossalmente, affermò che avrebbe volentieri concepito un altro figlio pur di riascoltare la voce di quel fanciullo affermando: “Chistu guaglione è nato pe’ cantà!”.

Enzo Romagnoli incise dischi con la Phonotype Record dei fratelli Esposito per passare poi ala Odeon di Milano. In tarda età, una artrosi lo tenne immobilizzato per ben sette anni per poi riprendersi completamente continuando la sua attività con la casa Junghas. Altre etichette che pubblicarono i suoi dischi furono la Amalfi, la Fonola, la T & T e la Kristallo.