Gennaro Pasquariello

 

Un uomo, una voce, un mito!

Napoli 08 settembre 1869 – Napoli 25 gennaio 1958

 

Gennaro Pasquariello nacque a Napoli l’8 settembre 1869 in Via Sant’Agostino alla Zecca, quartiere Pendino. Il padre, commerciante di tessuti con laboratorio di sartoria in via Costantinopoli, voleva per il figlio un futuro di sarto, ma il piccolo Gennaro preferì la difficile strada del palcoscenico. “Mio padre voleva facessi il sarto – raccontò- ma che potevo fare? Dei desideri di mio padre mi rimase qualche spillo, un ago con il filo ancora nella cruna, dietro il bavero della giacca e null’altro. La voce mi cantava dentro, non potevo tenermela così”.

Frequentato solo per alcuni mesi l’Istituto di Belle Arti, Pasquariello debuttò a 16 anni in un teatrino di Foria, il Carlo Allocca, una specie di baraccone. Compenso: 5 lire a settimana. Lavorò quindi in una compagnia di filodrammatici, e poi un una operetta, nel ruolo di caratterista.

Nel 1898 iniziò a confrontarsi con il repertorio napoletano col brano ‘O scatobbio ( Il gobbo ), scritto da Ugo Monaco e musicato dal maestro Prospero Guida. Suo palcoscenico preferito fu l’Eden, ma accettò scritture anche al Salone Margherita, alla Fenice e alla Sala Umberto. Fu uno dei primi interpreti di Marechiaro del binomio Di Giacomo-Costa, e portò poi al successo innumerevoli capolavori che affidati alla sua voce diventarono immortali. Durante l’arco della sua carriera incise oltre 250 canzoni ( stima per difetto ). Proviamo a ricordarne qualcuna, limitandoci alle canzoni che iniziano con la lettera “A”. ‘A gelusia ( R.Ferraro – Correra-E.Nutile), Afforza t’aggi’ama!.. (A.Fiordelisi- P.E.Fonzo), Ammore che gira ( G.Capurro- G.F.Buongiovanni), Autunno (L.Bovio.E.De Curtis), Amore passaggi ero (E.Nicolardi-G.F.Buongiovanni), ‘A sirena ( S.Di Giacomo- N.Valente).

La sua voce era armoniosa, ridondante di abbondante fraseggio con ricorso spesso al parlato, nel quale era inimitabile. Una voce molto duttile, che conosceva le sfumature del rimpianto, i passaggi più audaci della canzone comica, le variazioni della melodia, l’incisività del pezzo drammatico, tutte le suggestioni di un’aria appassionata. Non si avvertivano sforzi né incrinature perché era dentro di lui che si formava la canzone, attraverso uno spontaneo processo di identificazione del verso con la musica, con compostezza e sobrietà di mezzi vocali. Così lo descrisse un critico d’epoca: “ Tozzo, con una pancetta da borghese benestante, due occhi a palla, scrutatori e furbeschi, le mani grassottelle, ma ben fatte, sempre in movimento, dal cuore alle labbra, ai capelli, in convulsi segni di gioia, disperazione, minaccia, pentimento, nelle canzoni sentimentali; o ferme, penzolanti, inerti, smarrite, a sostegno dell’espressione della sua faccia da “Macco” (Sic!!) in quelle comiche”.

Nella sua lunga carriera gli furono conferiti numerosi attestati di stima da personaggi quali Puccini, Toscanini, Leoncavallo, Di Giacomo, Bracco, Croce. Ona cosa sola lo spaventava: la traversata oceanica. Rinunciò infatti a favolosi contratti nei maggiori teatri americani. Diceva che era “ ..Per non lasciare Napoli..”.

Nel 1932 ebbe la nomina a “Commendatore della Corona d’Italia”, sposò poi Vincenzina Romeo, che gli diede quattro figli. Pasquariello, parsimonioso com’era, mise insieme una piccola fortuna, cinque milioni di lire, quanto bastava per guardare con sicurezza il futuro.

Ma arrivò la guerra: il primo colpo di cannone distrusse implacabile, i sogni di Don Gennaro ed i suoi 70 anni di fatica. Fu cosi che per un fulmineo, drammatico cambiamento di scena il “Milionario” Pasquariello divenne il “Bisognoso” Pasquariello.

Negli ultimi anni colui che universalmente era riconosciuto come il miglior cantante partenopeo visse, nonostante un sussidio della Società degli Autori, un’esistenza stentata. Tanto che fu necessario aprire una sottoscrizione , coordinata personalmente dal Presidente del Consiglio dei ministri dell’epoca Mario Scelba, per consentire all’artista, ormai quasi cieco, di vivere gli ultimi anni in modo dignitoso. Il Nostro si spense, colpito da ictus cerebrale nella sua abitazione al 4° piano di via dei Mille numero 59, il 25 gennaio del 1958, circondato dai figli, fra i quali Anna, moglie del noto maestro Umberto Colonnese, che lo assistette fino all’ultimo.

“Questa voce è stato il mio peccato” soleva ripetere ai nipoti, negli ultimi giorni. I funerali si svolsero a spese del Comune di Napoli, a vegliarlo furono il sindaco Sansanelli e i maggiori poeti e musicisti della musa partenopea. Attualmente le spoglie del grande Gennaro Pasquariello riposano nella Cappella San Raffale a Materdei nel Cimitero di Poggioreale a Napoli. “Pé cantà ‘nce vò: Nu filo ‘e voce e miezu chilo ‘e core” (G. Pasquariello )