Mario Massa

 

1876- 1936

 

Nato a Napoli il 12 maggio 1876, in Largo Santa Caterina da Siena, figlio di un vinaio, il giovane Aniello (suo vero nome), assumerà in seguito il nome d’arte di Mario preso da un personaggio della “Traviata” (Mario Caravadossi), debutterà con la stessa al Real Teatro si San Carlo. Frequentò il conservatorio napoletano di San Pietro a Majella per poi perfezionarsi in Svizzera, più precisamente a Zurigo.

Contrariamente ad altri suoi colleghi passò, senza eccessivi patemi, dall’opera colta alla canzonetta popolare napoletana, riscuotendo enorme successo con richieste di esibizioni provenienti da teatri di tutto il mondo. Dotato di una voce possente ed allo stesso tempo ricca di delicati fraseggi soprattutto per òa sua innata indole bonaria che esprimeva tutto il suo essere interprete. Offriva al suo vasto auditorio esecuzioni impregnate d’un pathos ed un’eleganza talmente personalizzata che esse sembravano scritte apposta per lui e tra cui ricordiamo Primmamatina, Nun t’ affaccià, ‘A calamita mia, Corè e mamma. Non disdegnava però cimentarsi in brani dall’intelaiatura briosa e allegra come ‘A frangesa, Tarantella luciana, Pusilleco addiruso e Guì, guì! Incise poi numerosi dischi per varie case discografiche, ne ricordiamo alcune tra le più importanti per l’epoca: Società Nazionale del Grammofono di Milano, La Voce del Padrone, Favorite Record, Columbia, Odeon e la gloriosa etichetta Phonotype Record, con la quale stipulò un contratto datato 02 ottobre 1913 ove si impegnava per la rilevante somma di £ 720 a incidere la bellezza di 24 canzoni, cosa che fece accompagnato dall’orchestra del Maestro Sassano in soli tre giorni ( 30 novembre – 02 ottobre 1913).

Continuò ad esibirsi fino a pochi mesi dalla sua morte, dovuta ad un attacco cardiaco che peraltro lo costrinse a letto paralizzato. Era il 05 dicembre 1936. Negli ultimi anni della sua carriera gli fu conferita l’alta onorificenza di “Cavaliere”.

Mario Massa è stato chiamato a buon diritto l’usignolo della canzone. Ditegli di gorgheggiare ed egli gorgheggia, ditegli di sospirare ed egli sospira; ditegli di trillare ed egli trilla: e nella sua gola la canzone napoletana si trasforma in un onda di suono passionale e prezioso. Gli è ché Mario Massa canta con l’anima, intende la melodia nostra col più grande sentimento e la rende e la comunica al pubblico comunicando nel tempo stesso emozioni indimenticabili. Mario Massa è quindi un preziosissimo acquisto, per la canzone nostra: un cantante la cui voce lo fa straordinariamente ricercare, unartista che sa quel che dice e quel che sente. Un tenore che si è dedicato con nobile slancio alla nostra canzone e da essa ha tratto subito significativi trionfi. Ecco perché quando si nomina Mario Massa, si è nominato il più felice interprete del canto napoletano; l’artista cha ha saputo comprendere come il genere di arte da lui prescelto poteva essere davvero una rivelazione per chi da tempo desiderava che egli vi si dedicasse. Napoletano, e come tutti i napoletani imbevuto di poesia e di musica, Massa è entrato nel campo della nostra canzone come un gran signore, ed ha preso il suo posto al banchetto canoro delle strofe sospirose e dei ritornelli trillanti, con una sicurezza ed una originalità che lo hanno fatto subito notare ed ammirare.

Egli canta dunque ora le canzoni del repertorio della Polyphon; ed è questo un altro significativo trionfo per la canzone nostra; per quella canzone diffusa dalla Casa Polyphon la quale dà l’impronta legittima alla vera produzione geniale, tenera o brillante dei canzonieri napoletani.

Ferdinando Russo ( Articolo tratto da:” PIEDIGROTTA POLYPHON 1913”)