Bovio Epigrafista    

E i' chi so'?

Quattro note rubate

Disonorato

Giudizio in extremis

Il barbiere poeta

Il pane amaro

Le grandi firme

Prodigalita'

Pasquariello e Viviani

Di Giacomo e Croce

 


Si doveva murare una lapide sulla facciata della casa di Francesco Mastriani alla Penninata alla Sanita'.

Libero Bovio venne incaricato di dettarne l'epigrafe. II poeta scrisse: ''In questo tugurio visse in poverta' il romanziere Francesco Mastriani ''.

Imperava il ''Regime'', e non era consentito parlare di poverta'. Percio' 'don Liberato' venne invitato a modificare l'iscrizione.

Allora egli dettò: ''In questa reggia visse da nababbo il romanziere Francesco Mastriani''.

La lapide, naturalmente, non fu piu' murata.


Il musicista Vincenzo Valente, passeggiava sul Vomero assieme al figlio Nicola.

Una signora s'avvicina, e, rivolta al piu' giovane dei due musicisti, domanda:

- Scusate, siete voi il celebre Maestro Valente?

- Si... sono io! - risponde il compositore, inchinandosi.

Il padre, togliendosi il sigaro dalla bocca, borbotta:

- E i' chi so'?


Una canzone del grande musicista Ernesto Tagliaferri, dopo l'audizione piedigrottesca, era cantata da tutta Napoli.

Nicola Valente, altro noto musicista, incontrato l'amico per Toledo, gli grido':

--- Erne', te si' arrubbate quatto note d' 'a ''Tosca'' !

E Tagliaferri, prontissimo:

- Ma tu nun si' capace 'e te l'arrubba' comme me l' aggio arrubbate io!


Ferdinando Russo, a seguito di intrighi politici, era stato esonerato dalla carica di Ispettore al Museo Nazionale.

Filippo Imparato, il piu' vecchio usciere del Museo, molto devoto al poeta, non appena si propago' la notizia, s'inginocchio' ai piedi di 'don Ferdinando' e domando', con le lagrime agli occhi:

- Commendato', e' overo ca v' hanno ''disonorato''?

- No, figlio mio, - rispose Russo - se so' disonorate lloro!


Ettore de Mura, la signorina Valentina Bideri e Luciano Villevieille si recarono a fare una visita al poeta Eduardo Nicolardi che era a letto gravemente ammalato.

Il poeta De Mura, per distrarre l' infermo, gli domando’:

- Don Eduà, avete ascoltato le canzoni del Festival di San Remo? Che ne dite de ''La canzone da due soldi''?

- Quale? - chiese Nicolardi con un filo di voce: quelle son tutte da due soldi!


Don Antonio Grieco, il barbiere di Giovanni Capurro, mentre radeva la barba al poeta di '0 sole mio!, gli mormorava i versi non peregrini d' una canzone che aveva composto quella mattina. Quando la spiffero’ tutta, chiese, timidamente:

- Che ne dite, Maestro?

Capurro era buono e indulgente con i principianti, e volle riascoltare i versi del barbitonsore. Mentre don Antonio attendeva, trepidante, il responso, il poeta sorrideva finemente.

- Allora?... chiese di nuovo il barbiere.

- E’ bella, Toto’, - rispose Capurro - ma saie fa’ meglio 'a barba!


Mimì Ferrari, sul palcoscenico di un teatro di provincia, gorgheggiava Lacreme napulitane, la patetica canzone di Bovio e Buongiovanni.

Aveva appena finito di sospirare l' ultimo verso del ritornello: - Comm' è amaro stu ppane!... che la solita voce dal loggione gli consiglio’:

- Mimi’, cagna panettiere!


A Don Ferdinando Bideri, il famoso editore napoletano, si presento’, un giorno, un canzoniere noto per la sua vanagloria.

- Don Ferdina’, liggite cca’... Sotto a chesta canzone,

modestamente, qualunque grande poeta potrebbe apporre la sua firma!

- Certo, - rispose l' editore con un lieve sorriso:

meglio una firma li’, che sotto una cambiale!


Il poeta Luigi Cacciapuoti si reco' una sera al Teatro Bellini per leggere una sua macchietta a Gennaro Pasquariello.

Erano seduti nel camerino del cantante, il quale diceva:

- Luigì, 'a macchietta e’ riuscita. Bravo! Me dispiace, però, ca nun te pozzo offri’ manco na tazza 'e cafe’. 'A buvette ha chiuso gia’ !

Ma aveva appena finito di parlare che comparve sulla soglia un ragazzo con un vassoio pieno di tazze fumanti.

- Commendato’?... volete caffè?

- Piezzo 'animale... – grido’ l' artista - proprio mo’ aviva veni’!


Pasquariello e Viviani, che cominciavano ad affermarsi nel Variete’, si erano fidanzati con due graziose sorelle appartenenti alla piccola borghesia napoletana. Pero’ in casa era stato ammesso solo il cantante.

Una sera Pasquariello era salito dalla fidanzata e Viviani attendeva giu’ al portone che l' amico gli facesse sapere se poteva presentarsi. Il segnale lo avrebbe dato una moneta di rame lasciata cadere dal balcone. Viviani attese un bel po'. Improvvisamente senti’ ai suoi piedi un rumore metallico. Egli, invece di imboccare subito il portone, si curvo’ per terra.

Pasquariello, dall' alto, lo apostrofo’:

- Rafè... che staie cercanno?

- Sto cercanno 'o duie solde.

- Saglie, nun perdere tiempo. I' ll’ aggio acalato c' 'o spavo!


Salvatore di Giacomo entro’ una sera di marzo nel Gambrinus - il celebre ritrovo degli artisti - col bavero rialzato e tutto infreddolito.

Sedette ad un tavolino, ed ordino’ subito una tazza di caffe’ bollente. Indi, rivolto agli amici che lo guardavano incuriositi, perche’ la serata non era poi tanto fredda, disse con fine sorriso:

- Vengo d' 'a casa 'e Benedetto Croce. Nun è na casa: è nu pertuso dinto a' nu gelato!